Un pastore ha cento
pecorelle e le porta al pascolo nel deserto,
cioè in un luogo
incolto, lontano dalle abitazioni, e adibito a pascolo.
Nel pascolarle, si
accorge che una se n’è smarrita; egli, dunque,
non le guida come un
mercenario, ha cura di ciascuna di esse,
e le conta ad una ad
una. È così che si accorge che una si è smarrita.
Pieno di angustia,
allora, mette al sicuro le novantanove pecorelle
e corre per i dirupi
a cercare la sua pecorella, chiamandola con tutti i modi
che gli suggerisce
il suo amore. Finalmente la ritrova, impigliata fra le spine,
la districa, la vede
stanca, affamata e spaurita; la bacia, la carezza,
se la pone sulle
spalle mentre essa bela, e corre a casa contento,
per comunicare la
notizia agli amici e ai vicini e per fare festa con loro.
Il Signore non è indifferente per l’anima peccatrice, il suo sguardo amoroso
Il Signore non è indifferente per l’anima peccatrice, il suo sguardo amoroso
la segue nei suoi traviamenti, ed Egli è
tanto amoroso che sembra quasi
non abbia premura che per essa. Non si
stanca di ricercarla,
correndole dietro con i richiami della
grazia, con le tribolazioni
e con le voci del suo amore immolato. È
cosa sua, l’ama come sua pecorella
e quando l’ha ritrovata se la carica
sulle spalle, perché la porta e la sostiene
con particolarissimi aiuti della sua
grazia, e la riguarda come un trofeo
della sua vittoria innanzi alla corte
celeste. Gli uomini non sono capaci
di apprezzare in pieno il ritorno di
un’anima a Dio; ne esultano i buoni,
ma non ne intendono il valore; solo in
Cielo si valuta appieno che cos’è
lo smarrimento di un’anima e che cos’è il
suo ritorno allo stato di grazia,
e perciò Gesù dice che la festa si fa in
Cielo.
Perdere Dio è una sventura terribile, ritrovarlo è una grazia incommensurabile,
Perdere Dio è una sventura terribile, ritrovarlo è una grazia incommensurabile,
perché si tratta di ritrovare il nostro
Principio primo e il nostro ultimo Fine.
In Cielo, la carità è perfetta, e per
questo la gioia è immensa per un peccatore
che ritorna a Dio. Questo ci mostra
l’ammirabile comunione dei santi con noi
che ancora peregriniamo in terra, e la
premura che essi hanno
della nostra salvezza eterna.
Don Dolindo Ruotolo-Servo di Dio
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